Cherish the moment – Godi del momento

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“It was such a spring day as breathes into a man an ineffable yearning, a painful sweetness, a longing that makes him stand motionless, looking at the leaves or grass, and fling out his arms to embrace he knows not what.”
― John Galsworthy, The Forsyte Saga

“Non riusciva più a immaginare la vita senza quel nuovo interesse, ma quello che a volte non si riesce a immaginare esiste comunque, come i Forsyte scoprono continuamente a proprie spese.”
― John Galsworthy, La Saga dei Forsyte

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When I bought the Forsyte Saga, some years ago in a sultry afternoon, I had never heard about it: it was laying all alone in a dusty, creepy bookshop near my University, but somehow managed to told me it was the book I wanted to read that day (well, days). This obscure Nobel Prize-winning story of a large commercial upper class English family caught me with its futile resistance and inability of understand time passing by, and with its dramatic link between a new spring and the death of what was before. Because spring is death too, for the winter, and we often forget it, we often take for granted our winters and our less-spectacular days, blinded by the most vivid colors.
Working from home is not the heaven that many imagine, but it allows me to do one thing: cherish the moment. Yes I do sometimes work for days and days past midnight, still I can sometimes have a quiet moment all by myself while a tv somewhere else is talking, some boys are screaming and playing down the street, my cat is purring at my cup of tea and Tom Waits is singing in the background, to think that Spring is here and time goes so fast that I am glad I am able to value some moments, some people, even when they are no longer a novelty.

Quando ho comprato La Saga dei Forsyte, alcuni anni fa in un pomeriggio afoso, non ne avevo mai sentito parlare: se ne stava lì, tutto solo in una inquietante libreria polverosa vicino alla mia università, ma in qualche modo è riuscito a comunicarmi di essere il libro che volevo leggere quel giorno (o meglio, giorni). Questa misconosciuta storia (vincitrice del premio Nobel) di una grande famiglia della upper class commerciale inglese mi ha catturata con la sua futile resistenza e l’incapacità di comprendere il tempo che passa, e con il suo legame drammatico tra una nuova primavera e la morte di ciò che era prima. Perché la primavera è anche morte, per l’inverno, e spesso dimentichiamo, spesso diamo per scontato i nostri inverni e le nostre giornate meno spettacolari, accecati dai colori.
Lavorare da casa non è quel paradiso che molti immaginano, ma mi permette di fare una cosa: godere del momento. Sì, a volte lavoro per giorni fino a dopo mezzanotte, ma altre riesco ad avere un momento di tranquillità solo per me, mentre un televisore da qualche parte chiacchiera, alcuni ragazzini gridano giocando per la strada, il mio gatto fa le fusa alla mia tazza di tè e Tom Waits canta in sottofondo, a pensare che la primavera è qui e il tempo passa così velocemente che sono contenta di essere in grado di dare il giusto valore ad alcuni momenti, alcune persone, anche quando non sono più una novità.

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