Books Vs Knick-knacks #1: half-seriously

 

Do you happen to have actual books? I do. I have several hundreds of beautiful, dusty books (Anobii I love you), and I like to think about my future big home library. I imagine its color, its shape, its position, I try to understand if a light color or a dark one will suit best my large amount of books (therefore of shades) and if I can put a tv in it. I wonder if I’d prefer a big, traditional one or something around my door and windows.

I, of course, look for inspiration on Pinterest.

And here is the fact: where have all the actual libraries gone? Are they hiding? Are they expiring, like extinct species?
I see hundreds of bookcases, of course, but – the books? Why are we learning how to style photos, mirrors, vases and color schemes? They are still called bookcases, aren’t they? Then where am I supposed to put my books that don’t fit a palette?

They call them priorities, you know.

– – –

Avete per caso libri veri? Io sì. Ho parecchie centinaia di bellissimi libri polverosi (Anobii ti amo), e amo pensare alla mia futura grande libreria. Immagino il suo colore, la forma, la posizione, cerco di capire se un colore chiaro o uno scuro si adatteranno meglio alla mia grande quantità di libri (e perciò di sfumature) e se sia il caso di inserire anche una tv. Mi chiedo se preferirò una grande libreria tradizionale o una che giri intorno alla porta ed alle finestre.

Cerco, ovviamente, ispirazione su Pinterest.

E qui sta la questione: dove sono finite tutte le librerie vere? Si nascondono? Si stanno esaurendo, come specie in estinzione?
Vedo centinaia di librerie, certo, ma – i libri? Perché ci insegnano a sistemare fotografie, specchi, vasi e gamme di colori? Si chiamano ancora librerie, giusto? Allora dove dovrei ficcare i miei libri che non si adeguano a una 
sfumatura?

Le chiamano priorità, per dire.

The fact is we are emptying the books of their value, replacing them with vases and photo frames as if they were just other knick-knacks. I was just reading this article about women who read, the cutting-edge phenomenon that takes advantage of a certain idea of feminism for commercial purposes. Marketing speculating on feminism is nothing new, from cigarettes in the 20s and 30s to fashion, with slogan printed on expensive T-shirts. The most recent stereotype is the woman who loves books. Books, in general. As a fetish. It is not the content of the book that matters, but the product itself. The “woman with a book in her hand”. If it is actually crap, Coelho’s philosophy for dummies, or class B fantasy, is irrelevant.

– – –

 Il fatto è che stiamo svuotando i libri del loro valore, sostituendoli con vasi e portafoto come se fossero solo altri soprammobili. Ho letto un articolo che tratta delle donne che leggono, fenomeno molto in voga per sfruttare una certa idea di femminismo a fini commerciali. Il marketing sul femminismo non è certo una novità, a partire dalle sigarette negli anni ’20 e ’30 e passando per la moda con slogan stampati su costose magliette. Lo stereotipo più recente è la donna che ama i libri. I libri, così, in genere. Come un feticcio. Non è il contenuto di un libro l’Importante, ma il prodotto in sé. La “donna con un libro in mano”. Che poi siano porcherie, sia filosofia per dummies alla Coelho, o fantasy di serie B, è irrilevante.

Aren’t we going to stand up for our books? Our old, dusty, precious things? Those that keep us awake at night and help us travel around the world and through the centuries without the smallest Tardis? Those who help us to chat in the sitting rooms of Isabel Archer and Prince Myshkin, have tea with Elizabeth Bennet, face the storm with Ransome, walk on the moors with Heathcliff and in Brideshead with a heartbreaking nostalgia, or see Venice through Shylock’s eyes? The ones that lift us up when our windmills smash us, and soothe our pain with words of wisdom about stuffed men and Ithaca? The ones that make you cry both for Nancy Clutter and Perry Smith, for Lennie and his mice? The ones that help us fight agains injustice and prejudices with Edmondo Dantès and Jo March, or just fight with the Colonel Aureliano Buendìa and the Order of the Phoenix, until we find our Secret garden, our Neverland, our Neverending story.
That’s why I’m going to post some photos of actual home libraries, with actual books. Oh, and guess what.
They are also beautiful.

– – –

Non dovremmo difendere i nostri libri? I nostri vecchi, polverosi, preziosi oggettini? Quelli che ci tengono svegli la notte e ci aiutano a viaggiare per il mondo e attraverso i secoli senza nemmeno un piccolo Tardis? Quelli che ci fanno chiacchierare nei salotti di Isabel Archer e del principe Myskin, prendere il tè con Elizabeth Bennet, affrontare la tempesta con Ransome, passeggiare nella brughiera con Heathcliff e a Brideshead con una nostalgia struggente, o vedere Venezia dagli occhi di Shylock? Quelli che ci aiutano a rialzarci quando i nostri mulini a vento ci schiantano, e aiutano a lenire il dolore con parole di saggezza su uomini impagliati e Itaca? Quelli che ci fanno piangere sia per Nancy Clutter che per Perry Smith, e per Lennie ed i suoi topi? Quelli che ci aiutano a combattere contro l’ingiustizia ed i pregiudizi con Edmondo Dantès e Jo March, o solo a combattere con il colonnello Aureliano Buendìa e l’Ordine della Fenice, finché non troviamo il nostro Giardino Segreto, la nostra Isola che non c’è, la nostra Storia Infinita.
Ecco perché posterò foto di vere librerie, con veri libri. Oh, e indovina un po’.

Sono anche bellissime.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s